
Con Come Charlot, Alce firma un brano ispirato alla figura del “vagabondo-errante”, simbolo universale di umanità, fragilità e rinascita. A cento anni da La Febbre dell’Oro, il singolo rilegge il messaggio di Charlie Chaplin in chiave contemporanea, trasformandolo in un invito a ricominciare e a guardarsi dentro.
La canzone unisce la scrittura cantautorale a sonorità calde e avvolgenti, dove fiati e sassofono disegnano un clima intimo e riflessivo. Il testo affronta precarietà e disillusioni del presente, ma lascia spazio alla possibilità di cambiamento, indicando nella ricerca dell’“oro interiore” la vera forma di resistenza.
Da insegnante di Hatha Yoga, come si intreccia il tuo percorso spirituale con la figura di Charlot?
Lo Yoga non è solo una serie di esercizi fisici, la sua filosofia ed i suoi insegnamenti procedono dal fisico fino alla spirituale (laico) e viceversa, portando la persona ad una lenta e costante evoluzione.
Charlot evidenziando le tante lacune del comportamento umano costringe ad una revisione ad un guardarsi dentro, tipico dello Yoga e di tutte le discipline orientali e non solo.
La trasformazione personale è il cuore del singolo: qual è la trasformazione più grande che hai affrontato negli ultimi anni?
Tante trasformazioni, da quelle sul lavoro, familiari, affettive. La trasformazione è irreversibile, ma i tempi sono diversi per ognuno. Come disse una mia amica “se una pianta smette di crescere muore”
Quale pratica – musicale o spirituale – ti aiuta a rimetterti in equilibrio quando tutto sembra crollare?
Crolla parecchio se hai tante aspettative, è chiaro che non stai bene per qualcosa che fallisce drammaticamente.
Ma c’è da accogliere anche il negativo, le difficoltà sono opportunità anche se faticose.
Con la pratica dello Yoga mi rimetto sempre in carreggiata, come un pendolo che oscilla cerco di trovare il punto centrale di sano distacco protettivo verso gli eccessi, nel bene e nel male.
Il “vagabondo-errante” è un archetipo. Quale archetipo senti più vicino al tuo percorso artistico?
In questi ultimi anni ho messo a punto una pratica che ho definito “Yoga-Tarot” ed uscirà ad anno nuovo il libro con le relative carte. Mette insieme le tecniche dello Yoga, i simboli degli Arcani e l’intuizione della Musica. Non ho un archetipo fisso, quando sono indeciso mi sento Il Matto, quando operativo Il Mago e così via. C’è bisogno di tutta la sperimentazione in noi, di azione ma anche di non-azione per creare.
Se “Come Charlot” fosse un mantra, quale sarebbe la sua intenzione?
L’OM è il mantra più usato ed anche spesso banalizzato ma simbolicamente è potente perché abbraccia la O come parte orizzontale delle energie sonore e la M come quelle verticali che dirigono verso l’alto. Solo con degli esercizi seri possiamo capirne la validità e l’importanza. Unire dentro di sé il cielo con la terra è un traguardo che auguro a tutte le persone, una raggiunta comunione, ma come tutti gli obiettivi hanno bisogno di un percorso che solo con delle pratiche profonde e degli insegnanti che fanno un lavoro spirituale disinteressato possiamo raggiungere.
