ASSISI, Perugia – Si è svolta la scorsa settimana all’Hotel Valle di Assisi la settima edizione di “Assisi ViniVeri”, appuntamento dedicato al vino naturale che negli anni è diventato un punto di riferimento per vignaioli, ristoratori e appassionati alla ricerca di un approccio più autentico e rispettoso del territorio. Oltre cinquanta produttori si sono ritrovati nel cuore dell’Umbria, terra di antiche tradizioni agricole e paesaggi suggestivi, per confrontarsi, raccontare le proprie scelte e condividere una visione di futuro fondata su sostenibilità e identità.
Tra i banchi di degustazione si poteva spaziare dal Friuli di Dario Princic, maestro delle lunghe macerazioni sulle bucce che regalano ai bianchi tonalità dorate e riflessi aranciati, fino alla Valtellina della cantina Boffalora, dove il Nebbiolo – qui chiamato Chiavennesca – dà vita a rossi eleganti e profondi, capaci di confrontarsi senza timori con denominazioni più celebri come Barolo e Barbaresco.
Le sorprese più interessanti sono però arrivate dal Centro-Sud. Affascinante il racconto del Monastero delle Trappiste di Vitorchiano, in provincia di Viterbo: una comunità che affonda le radici nella Regola di San Benedetto e che dal 1963 coltiva quattro ettari di vigna. Nascono così il Coenobium, blend di Trebbiano, Malvasia e Verdicchio, il Coenobium Ruscum con quindici giorni di macerazione sulle bucce e il Benedic, rosso da Sangiovese, Ciliegiolo e Merlot, vini che uniscono spiritualità e rigore produttivo.
Accanto a loro Maria Ernesta Berucci, erede della passione paterna, racconta con entusiasmo vitigni autoctoni come Capolongo e Lecinaro e un approccio olo-omeopatico che punta all’equilibrio naturale dei processi agricoli. Ne nascono etichette come “Raphael” Passerina del Frusinate 2022 e “L’Onda” Cesanese del Piglio 2022, vini di carattere che esprimono con eleganza il territorio ciociaro.
Dalla Sicilia, infine, il progetto “Il Censo” di Gaetano Gargano e Nicoletta, a Palazzo Adriano: dieci ettari di vigna biologica tra Insolia, Catarratto, Nero d’Avola e Perricone, affiancati da mandorli, ulivi, pistacchi e grani antichi. Tra le etichette degustate spiccano il Catarratto Praruar 2020, intenso e sapido con note di albicocca e curcuma, e il Perricone Njuro 2021, speziato e strutturato. Curiosità anche per il Provvido, un Nero d’Avola nato quasi per sfida da uve problematiche: un esperimento che dimostra come nel vino naturale il confine tra rischio e intuizione sia sempre sottile.
Assisi ViniVeri conferma così la vitalità di un movimento che mette al centro territorio, persone e libertà espressiva, trasformando ogni calice in un racconto unico.
