
Un esordio che non cerca compromessi, ma identità. Con “Sioux” i Fujiiro mettono in scena un corpo a corpo con se stessi: un brano che attraversa inquietudine, istinto e ricerca interiore, trasformando il conflitto in suono.
L’inizio è ruvido e cinematografico, tra chitarre sature e vibrazioni western dal gusto “tarantiniano”, con un’energia che può ricordare i Queens of the Stone Age. La prima parte corre nervosa, quasi punk; poi il brano si spezza e si dilata, scivolando in una dimensione più psichedelica e ipnotica. Il risultato è una struttura doppia ma coerente, sostenuta da fuzz, distorsioni e da un cantato serrato, a tratti rappato.
Per Prima Music, i Fujiiro raccontano la nascita del riff iniziale, il lavoro sugli arrangiamenti e la volontà di spingere “Sioux” oltre la forma canzone, soprattutto dal vivo, dove la tensione può diventare ancora più libera e imprevedibile.
Da quale riff è nato “Sioux” e come si è evoluto in studio?
Sioux è nata da un riff “tarantiniano”, aggressivo ma danzereccio, che accompagna la prima metà del brano. Da lì abbiamo basato l’attitudine ritmica del brano e l’armonia che esplode nella seconda metà.
Che ruolo hanno fuzz e distorsioni nella costruzione del brano?
Beh in questo caso fondamentali. Direi che sono state implicite nella costruzione del brano sin dal primo momento. Altrimenti non avrebbe avuto seguito la stessa “cazzimma”, nemmeno dal punto di vista testuale.
La struttura è quasi bipartita: come avete lavorato sugli arrangiamenti per rendere fluido il passaggio tra le due parti?
Eh, a noi piacciono le strutture multiformi. Ci piace ricercare una narrazione musicale “profonda” e sfaccettata di una stessa idea, cercando di esplorarla da più punti di vista possibile. Suonando intorno all’idea portante ritenevamo necessario arrivare ad un momento disteso e lisergico, l’armonia del pezzo ce lo richiedeva! Ad un certo punto del brano, dopo il secondo ritornello, abbiamo inserito un riff più lento e spagnoleggiante che ci ha trainato verso la seconda parte. Qui abbiamo totalmente invertito il mood, con arpeggi e ritmica diversa, introducendo un “solo” di chitarra lento e ripetitivo, a mò di mantra.
Quanto è stato importante l’apporto di Lorenzo sul versante elettronico e rumoristico?
Per Sioux, più che “rumoristicamente”, Lorenzo è stato fondamentale dal punto di vista della produzione e del pre-mixaggio, nonché nella componente elettronica di bassi ed effettistica.
Dal vivo manterrete questa struttura o prevedete ulteriori derive improvvisate?
Siamo ammiratori di artisti come i King Gizzard and the Lizard Wizard e abbiamo un’istintiva voglia di variare, sperimentare, dilatare e allungare i brani che ce lo concedono dal vivo. Questo è sicuramente uno di quelli.
