
Con “Nudapietra”, esordio omonimo pubblicato da Overdub Recordings, la band sceglie una via precisa: non l’immediatezza, ma la costruzione; non la forma breve, ma la stratificazione. Sei brani che funzionano come capitoli di un unico racconto sonoro, dove la ripetizione diventa linguaggio e la tensione è l’elemento strutturale dominante.
Il disco non cerca scorciatoie, ma invita a un ascolto attento, immersivo, quasi meditativo. È un lavoro che si rivela nel tempo.
L’apertura: il rito di “Il Bagatto”
L’ingresso nel mondo dei Nudapietra è affidato a “Il Bagatto”, traccia che assume immediatamente il valore di manifesto estetico. Il riferimento alla prima carta dei tarocchi si traduce in un brano costruito come un rito: riff insistiti, andamento lento, accumulo progressivo.
La band lavora sulla reiterazione come strumento ipnotico. La tensione cresce senza fretta, sostenuta da una sezione ritmica solida e da chitarre che stratificano suono e atmosfera. Quando arriva l’apertura melodica, l’effetto è amplificato dalla pressione precedente. È un inizio che stabilisce il tono dell’intero disco: peso, concentrazione, controllo.
Visione e sospensione: “Madonna dei Veggenti”
Con “Madonna dei Veggenti” il discorso si amplia verso territori più psichedelici. Le atmosfere si fanno dilatate, il suono si espande, la voce si muove in uno spazio quasi extracorporeo.
Qui la band privilegia la sospensione rispetto alla progressione lineare. Non c’è un climax tradizionale, ma una tensione costante che attraversa l’intera traccia. Il risultato è un’esperienza immersiva, inquieta, in cui la dimensione lisergica si intreccia con la solidità stoner dell’impianto sonoro.
La pausa necessaria: “Ombra del Passato”
Nel cuore del disco trova spazio “Ombra del Passato”, breve interludio costruito su chitarra classica e minimalismo melodico. È un momento di sottrazione che spezza la densità e introduce una dimensione più intima.
La scelta di inserire una traccia così essenziale dimostra consapevolezza narrativa: l’album non è una sequenza di brani, ma un flusso che alterna compressione e respiro.
Il centro simbolico: “La Luna”
Se esiste un fulcro emotivo e concettuale del disco, è “La Luna”. Qui la band sintetizza le proprie influenze prog e psichedeliche in una struttura articolata ma mai dispersiva.
Le dinamiche si alternano con precisione, passando da momenti ipnotici a slanci melodici più aperti. Il testo, carico di simbologie legate all’inconscio e alla dannazione amorosa, si integra perfettamente con l’andamento musicale. È il brano che meglio rappresenta la maturità compositiva del gruppo.
Seduzione e conflitto: “Vipera”
Con “Vipera” la tensione si fa più diretta. La melodia è più immediata, quasi seduttiva, ma sotto la superficie si muove un conflitto evidente.
Il contrasto tra linea vocale avvolgente e contenuto lirico incentrato su una relazione difficile crea un equilibrio sottile tra attrazione e pericolo. È una delle tracce più accessibili del disco, senza che questo significhi semplificazione.
Lo sguardo cosmico: “Oumuamua”
La chiusura con “Oumuamua” amplia l’orizzonte. Il riferimento all’asteroide diventa metafora di mistero e attesa. Musicalmente il brano alterna durezza e quiete, momenti di compressione sonora e aperture più rarefatte.
È una sintesi efficace della poetica della band: tensione costante, rilascio controllato, finale sospeso. Non c’è una conclusione esplosiva, ma una dissolvenza coerente con l’estetica del lavoro.
Un esordio già consapevole
“Nudapietra” è un debutto sorprendentemente maturo. La band dimostra di avere una grammatica definita e una direzione chiara. Le influenze prog, psichedeliche e stoner si intrecciano senza mai trasformarsi in citazionismo sterile, mentre la scelta dell’italiano nei testi rafforza l’identità del progetto.
È un disco che richiede tempo e attenzione, ma ripaga con una coerenza rara. Un primo capitolo solido, capace di lasciare un segno e di aprire prospettive interessanti per il futuro della band.
