
Ci sono dischi che fanno rumore e altri che scelgono di restare, in equilibrio. “L’estate tutto l’anno” diRiki Celliniè uno di questi: un lavoro che alterna inediti e riletture, accompagnato dal singolo “L’amore domani”,e che si muove tra pieni e vuoti, tra parola e suono, lasciando spazio a ciò che non viene detto.
Benvenuto, Riki. Ascoltando il disco mi ha colpito quanto ogni brano sembri avere il suo spazio, senza mai “invadere” quello dell’altro: è una cosa su cui hai lavorato in fase di scaletta o è venuta fuori naturalmente?
Grazie a voi per l’ospitalità. Sì, è vero: ogni canzone appartiene a un mondo diverso, ma è legata da un unico filo conduttore, la verità emotiva. In questo disco convivono inediti, omaggi e riletture di brani della tradizione cantautorale italiana. Ho cercato di portarli nel mio universo musicale, con rispetto e in punta di piedi.
Mi piace pensarlo come un disco “bio”, fatto con amore e intelligenza naturale.
In alcuni momenti ho avuto la sensazione che le riletture fossero quasi più tue degli inediti, come se facessero parte del tuo repertorio da sempre: ti è mai capitato di sentire un brano “non tuo” diventare davvero tuo?
Grazie, è un bel complimento. Ci sono canzoni che ascolti e canti da sempre e che, a un certo punto, diventano anche un po’ tue. Ti appartengono perché raccontano un periodo della tua vita, o perché le leghi a un evento, a un amore, a un momento che hai avuto il tempo di guardare e ricordare — perché eri lì, e non altrove.
Io sono istintivo, senza pelle: le emozioni mi scorrono addosso, vive. Per questo un brano che non sento mio difficilmente potrà diventarlo davvero. E, soprattutto, non sarei credibile.
C’è un passaggio in “L’amore domani” in cui tutto sembra fermarsi per un attimo: quanto hai lavorato sui dettagli dinamici (pieni/vuoti) rispetto alla scrittura del brano?
Insieme a Valerio Baggio, produttore artistico del brano ma anche di tutto l’album, ho voluto dare a questo disco una direzione artistica ben precisa, che puntasse sull’essenzialità. Un ritorno alle cose semplici per dare valore alle parole, senza mezzi termini, senza scorciatoie. Seguendo questa direzione, l’alternanza di spazi dinamici nella stesura della struttura musicale e dell’arrangiamento era indispensabile. È arrivata con naturalezza, seguendo le “fotografie” e le fragilità di ogni canzone.

Riki Cellini – copertina “L’estato tutto l’anno”
Nel disco si percepisce molto una dimensione “suonata”: quanto c’è di presa diretta e quanto invece di lavoro successivo in studio?
Oltre la metà dei brani, infatti, è stata registrata in presa diretta. Una scelta precisa anche questa, soprattutto per gli omaggi e le riletture. Volevamo fermare quelle vibrazioni positive del live, con tutte le sue sfumature, a volte imprecise ma autentiche.
Mentre ascoltavo “Quello che basta” ho avuto la sensazione che fosse uno di quei brani che cambiano nel tempo, anche per chi li canta: è una canzone che senti diversa rispetto a quando l’hai scritta?
È la mia canzone manifesto. Parla del momento in cui decidiamo di chiederci dove stiamo andando e ci permettiamo di rallentare, per riprendere possesso di noi. È nata in un pomeriggio magico, in studio, con il mio compagno di inchiostri Attilio Fontana e Valerio. Cambia nel tempo l’intenzione dell’interpretazione, perché si rafforza ogni volta.
Se dovessi indicare un momento preciso del disco in cui ti riconosci di più oggi — anche solo pochi secondi — quale sarebbe e perché?
Credimi, in tutti i secondi. In questo disco ci sono proprio io, in ottima compagnia.
Grazie e in bocca al lupo.
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