
Con il singolo“Bonus Truck”, i Piccoli Bigfoot consolidano il proprio percorso artistico all’interno della scena indipendente italiana, proponendo un brano che si configura come naturale estensione del loro ultimo lavoro, Le Origini (2025). Nato in modo spontaneo ma sviluppato con consapevolezza, il pezzo si colloca in una dimensione di continuità narrativa e sonora, fungendo da raccordo tra quanto già espresso e le future direzioni della band.
Radicati in un immaginario profondamente legato alla provincia, i Piccoli Bigfoot trasformano esperienze quotidiane, relazioni e frammenti di vita vissuta in un linguaggio musicale diretto ed essenziale. Tra influenze punk rock e attitudine cantautorale, il gruppo mantiene una coerenza stilistica che privilegia autenticità e immediatezza, elementi che emergono con forza anche in questa nuova uscita.
Come nasce “Bonus Truck”?
È una canzone che non ha fatto in tempo a entrare nel disco Le Origini, album di 11 pezzi uscito nel 2025. Stavamo finendo i mix e, durante una pausa pranzo lavorativa, mi è uscita praticamente di getto.
Ho aspettato un po’, poi con calma l’abbiamo registrata. Non anticipa un nuovo disco, ma posticipa quello passato, è praticamente l’anello di congiunzione tra Le Origini e quello che verrà.
In che modo la provincia influenza la vostra scrittura?
È il mondo in cui vivo, quindi per forza di cose influenza tutto. Anzi, a volte ammala. Vorresti andare chissà dove, ma alla fine quello che conta davvero è lì, tra lavoro, famiglia e baretto con gli amici.
Quanto c’è di autobiografico nel racconto delle notti al bar e dei concerti?
Assolutamente tutto. Ho provato a uscire dalla mia bolla, ma quelle canzoni restano quasi sempre lì, in sospeso, tra il cestino e il microfono.
Magari un giorno ce la farò.
Come descrivereste l’evoluzione del vostro sound in questo singolo?
È una canzone nata veloce, probabilmente per il momento in cui è arrivata, in una pausa pranzo di lavoro, quando hai quel pizzico di fretta che ti fa correre come un mulo.
Abbiamo voluto mantenerla così com’è venuta.
Il processo poi è sempre lo stesso. Registro chitarra e voce, arrivano gli altri Bigfoot e aggiungiamo, se serve, sax, basso, cori e quello che ci viene. Gregorio Bigfoot produce e sistema tutto. Se tutto è ok, andiamo in studio, registriamo la batteria di Jaka Bigfoot, poi mixiamo, masterizziamo e ci siamo. Let’s gooo
Qual è il messaggio che volete trasmettere a chi si riconosce in questa canzone?
Il messaggio è il racconto di una relazione che persiste negli anni, con tutti i cambiamenti che si porta dietro. Tra concerti, nottate con amici e quotidianità. Si accettano i difetti, le passioni e anche le stranezze, nel mio caso i miei versi quando sono alla ricerca di una nuova canzone, quando urlo per casa cantando parole a caso.
Come nasce il vostro processo creativo in studio e in sala prove?
Sono sempre, costantemente, 24 ore su 24, alla ricerca di parole, idee e melodie nuove. Quando c’è qualcosa che vale la pena portare avanti, lo faccio. Una volta ho scritto una canzone di dieci minuti e una di dieci secondi, e non le ho mai registrate perché fanno schifo. È un processo continuo, finché la parte più critica di me accetta e dice “ok, adesso si va in caverna a registrare”. La caverna è la mia cantina adibita a studio di registrazione e sala prove. Al posto dei salami ora si appendono chitarre. L’odore di muffa mista a sudore è rimasto ed è buonissimo.
Quali sono le vostre principali influenze musicali?
Punk rock nelle vene e cantautorato nelle ossa.
Se doveste riassumere “Bonus Truck” in una parola, quale sarebbe?
Lalà
Come vedete il futuro dei Piccoli Bigfoot?
Suonare e scrivere canzoni nuove. È l’unico futuro.



