
Non chiamatelo (solo) un album. “Paparazzi, Izakayas and Cowboys”, pubblicato il 12 dicembre 2025, è una sceneggiatura scritta con le sei corde. È un’opera strumentale dove il vero protagonista non è un cantante, ma la chitarra stessa, utilizzata dal chitarrista e produttore Simone Sello come un attore trasformista capace di interpretare ruoli diversi in un “film immaginario” che attraversa generi e continenti. Sello, forte di una carriera che lega l’Italia (da Roma, collaborando con Zero e Vasco) all’America (Los Angeles, dove vive dal 1997), userà l’album per esplorare le infinite voci del suo strumento.
La voce più riconoscibile sarà, ovviamente, quella del “Cowboy”. L’album è intriso dell’estetica Spaghetti Western, un omaggio dichiarato a Morricone. Questa voce emergerà purissima in “Grey Horse’s Standpoint”, un brano meditativo dove la melodia è affidata prima all’iconico fischio (di Alessandro Alessandroni Jr.) e poi raccolta dalla chitarra slide. È il suono del deserto, ampio e surreale. Lo slide tornerà, più nostalgico e tenero, in “Olde Towne Slowe Dance” , ma saprà anche diventare teso e conflittuale, come in “Eastern Feathers”, dove evocherà un duello imminente supportato da ritmi tribali.
Ma la chitarra di Sello cambierà pelle rapidamente. Dal deserto passerà alle atmosfere urbane e rétro del “Paparazzi”. In “Big Dipper Horse Ride”, il suono si farà surf e psichedelico, cavalcando un beat elettronico alla Moroder. Questa chitarra più graffiante e rockabilly guiderà lo schizzo urbano “City Love” , per poi diventare giocosa e irrequieta nei ritmi twist di “Bambolotte” e “The Cat and the Fox (Neko To Kitsune)”.
Il terzo ruolo da protagonista è quello della chitarra “ambientale” e retro-futurista. Sello qui diventa un sound designer. Nell’annunciata cover strumentale di “Everything I Wanted” di Billie Eilish , la chitarra si farà ambient e si moltiplicherà in armonie stratificate, usando anche il guitar synth per creare un paesaggio sonoro cinematografico. È la stessa chitarra che dipingerà gli spazi sconfinati di “Thoughts from the Boulders” o che creerà la tensione del “road movie americano” in “US 395 and Beyond”.
Infine, la chitarra vestirà i panni del viaggiatore colto, l’anima “Izakaya” del progetto. In “Cocktail in Kanda”, si immergerà in armonie jazz vintage e beat lounge, dialogando con l’armonica di Giuseppe Milici. La fusione culturale raggiungerà l’apice in “Roundabout”, dove la chitarra fretless (che pilota un synth) duetterà con lo shamisen giapponese, unendo l’eleganza jazzistica alla tensione cinematica.
“Paparazzi, Izakayas and Cowboys” si preannuncia come un tour de force di un chitarrista che agisce da regista. Sarà la dimostrazione che uno strumento, se padroneggiato con questa visione, può raccontare storie complesse, portandoci da un saloon polveroso a un club di Tokyo senza mai dire una parola.
