
Con “Oroboro”, Matoh firma uno dei suoi brani più intensi e personali, un viaggio dentro quei meccanismi mentali che si ripetono, si avvitano e finiscono per intrappolare chi li vive. Il titolo richiama l’antico simbolo del serpente che si morde la coda: un’immagine potente, circolare, che diventa metafora di ansia, monotonia e lotta interiore, ma anche di consapevolezza e trasformazione.
Nel nuovo singolo, l’artista mette in scena il fragile equilibrio tra lucidità e smarrimento, raccontando il momento in cui ci si accorge di essere prigionieri di un loop emotivo e nasce l’urgenza di scavare a fondo per ritrovarsi. “Oroboro” è un brano che non cerca scorciatoie né consolazioni facili: è uno sguardo diretto su quella battaglia silenziosa che spesso si combatte contro se stessi.
Sulle pagine di Prima Music, Matoh apre il suo universo emotivo e creativo, soffermandosi sul significato simbolico del brano, sulla paura della lucidità, sull’alternanza tra vittima e carnefice e sul ruolo dell’amore — in tutte le sue forme — come possibile via di fuga dalla ripetizione e dalla monotonia. Un’intervista che scava a fondo, dove la musica diventa strumento di resistenza e di riconciliazione con ciò che non possiamo controllare.
In “Oroboro” racconti un ciclo mentale che si ripete all’infinito. Qual è stato il primo momento in cui hai realizzato che eri intrappolato in quel cerchio?
Purtroppo non ti rendi subito conto di cadere in un loop mentale; quando te ne accorgi è sempre troppo tardi. Le giornate perdono sapore, il cielo perde il suo colore e la vita attorno a te perde la musica. E’ quello il momento in cui scavare e ritrovare se stessi.
L’immagine del serpente che si morde la coda è fortissima: quale parte di te rappresenta davvero quel serpente?
Una parte di me è la coda, divorata dall’ansia, costretta fra le fauci della monotonia. Un’altra parte di me invece è la testa: lì divento carnefice, predatore della mia stessa luce. E continuo costantemente ad alternarmi tra queste due versioni di me.
Nel brano c’è un equilibrio fragile tra lucidità e smarrimento. Quale delle due emozioni ti fa più paura?
La lucidità. Nello smarrimento perdersi è quasi familiare, è abitudine. Ma la paura di perdere la stabilità emotiva ti mangia da dentro.
Hai mai vissuto un istante in cui hai avuto la sensazione di spezzare quel loop? Se sì, cosa lo ha reso possibile?
Come dico nel brano, l’arma più potente contro la monotonia è l’amore, in tutte le sue forme. Innamorarsi di qualcuno, coltivare una passione e anche imparare ad amare se stessi.
Con “Oroboro” provi a fare pace con ciò che non controlli: cosa significa, per te, “accettare senza arrendersi”?
Significa continuare a lottare. Significa rialzarsi anche quando il peso del mondo ti schiaccia. Significa saper riconoscere la luce, e riuscire a ritrovarla anche nei periodi di buio.
