
Con “Niente”, Valentina Indelicato firma uno dei suoi brani più intensi e sottili: una canzone che scava nel significato nascosto di una parola apparentemente piccola, spesso usata per coprire ciò che non sappiamo dire. Nel suo nuovo singolo, il “niente” diventa un mondo sommerso, fatto di sensazioni minime ma potentissime, capace di incarnarsi nel corpo prima ancora che nella voce.
Attraverso immagini delicate, contrasti emotivi e una scrittura che procede per sottrazione, Valentina trasforma quel vuoto in una presenza concreta: un peso da ascoltare, un silenzio da decifrare, un passaggio necessario per arrivare a una forma di verità più nuda e trasparente.
Il videoclip diretto da Gianluca Scalia accompagna questa visione con un linguaggio cinematografico essenziale, dove gesti minimi, spazi sospesi e un bianco e nero incisivo diventano estensioni visive dello stesso “niente” che il brano racconta. Un percorso che non teme la fragilità, ma anzi la mette al centro, lasciando emergere la parte più autentica dell’artista.
Di seguito l’intervista per Prima Music, dove Valentina ci porta dentro questo viaggio di sottrazione, ascolto e rinascita.
Il videoclip di “Niente”, firmato da Gianluca Scalia, ha un linguaggio cinematografico essenziale: come avete costruito questa narrativa visiva?
Abbiamo condiviso un lavoro per sottrazione: volevamo che ogni immagine respirasse, senza sovrastrutture, spogliata di ogni elemento superfluo. Gesti minimi e semplici, spazi vuoti carichi di sguardi, luoghi sospesi: la rappresentazione del “Niente” più nudo e autentico, essenziale.
Le immagini in bianco e nero sembrano amplificare la fragilità emotiva del brano: cosa volevi trasmettere attraverso questa scelta estetica?
L’obiettivo è stato quello di togliere il superfluo, rappresentando l’emozione per quello che è, senza filtri. Spogliare l’immagine del suo colore è rendere tutto più nudo e profondo, lasciando spazio alla verità più vera.
Nel video cammini attraverso spazi sospesi: cosa rappresentano per te quei luoghi simbolici?
Sono quei luoghi interiori e ideali che si attraversano quando ci si sente persi, in trasformazione.
Sono spazi che non appartengono a nessuno se non a noi stessi, alla nostra ricerca, e che dedichiamo all’ascolto verso qualcosa che non è ancora definito ma che sta per emergere.
Quanto è stato difficile “mettere davanti alla camera” una parte così intima di te?
È stato molto difficile, ma profondamente liberatorio.
Davanti alla camera non si può fingere. Ho scelto, quindi, di lasciarmi attraversare dalle mie emozioni senza costruzioni, senza vigilare sui gesti e sulle espressioni, nel modo più semplice e autentico possibile, così da poter dire: “questa sono proprio io, esattamente adesso”.
L’ho fatto quando ho cantato e registrato il brano in studio, e l’ho voluto fortemente da me stessa anche durante le riprese.
Qual è la scena del videoclip che senti più tua e perché?
La camminata, quando il passo è ancora incerto ma deciso al tempo stesso. È un’immagine semplice, che però racchiude tutto il senso del brano: rappresenta l’andare avanti anche quando non si hanno tutte le risposte, la consapevolezza che dal “Niente” si può sempre rinascere.
