
Con “Now I Remember My Face Again”, gli State Of Neptune firmano un brano diretto e viscerale che riflette sul tema dell’identità e sul rischio di smarrirsi mentre si cresce e si cambia. Un pezzo che invita a non perdere il contatto con la propria parte più autentica, in un presente confuso e saturo di stimoli.
L’urgenza emotiva si traduce in un’esplosione hardcore punk crossover, veloce e senza fronzoli, nata quasi d’istinto e ispirata a sonorità abrasive alla Boris e Whores.
Nell’intervista per Prima Music, la band racconta la genesi improvvisa del singolo, il ruolo dell’istinto creativo e l’energia catartica che il brano sprigiona dal palco.
Avete detto che il brano è nato “dal nulla”: riconoscete subito quando una canzone è necessaria?
Sì. E’ una sensazione che ti pervade dalla testa ai piedi, ogni cosa risuona fedelmente dentro e fuori. “Face” è un esempio particolarmente estremo in tal senso, dato che è nata, fatta e finita, da un’improvvisazione alla chitarra che poi è diventata un arrangiamento completo di band. Nel giro di una settimana la canzone era scolpita nero su bianco, compreso il testo.
Che tipo di energia stavate vivendo in quel periodo come band e come persone?
Caotica (strano eh, non si direbbe).
Quanto è importante, per voi, non razionalizzare troppo l’istinto creativo?
E’ onestamente un viaggio diverso per ogni canzone. “Face” è quanto di meno razionalizzato possa esserci in termini di creazione, del tutto istintiva. Altre volte ci piace analizzare un po’ di più quello che stiamo facendo, ma generalmente ciò accade quando non siamo ancora convinti di qualcosa all’interno di un brano. Alla fine comunque la risposta è sempre istintuale, se funziona, funziona.
Questa immediatezza è una scelta estetica o una necessità emotiva?
La necessità comanda l’estetica. Il brano doveva nascere e doveva essere veloce e immediato, altrimenti sarebbe stato sbagliato.
Cosa succede quando questa energia arriva sul palco?
E’ un momento super catartico per noi. Sebbene sia super intensa da suonare è anche molto soddisfacente e potente, dalla prima volta che l’abbiamo portata sul palco abbiamo notato che l’energia arriva tanto e ci ritorna indietro fortissima. E questo poi è il ruolo che una canzone del genere deve avere, sano caos.
