
Da venerdì 20 febbraio è disponibile in radio, sulle piattaforme digitali e in tutti i digital stores “Stakanovista” (Maninalto), il nuovo singolo dei CarroBestiame. Un ritorno potente e senza compromessi per la band umbra, che sceglie di rimettersi in gioco con un brano destinato a lasciare il segno.
“Stakanovista” è una denuncia diretta e viscerale contro i doverismi della società contemporanea, un sistema che spinge verso l’alienazione e sacrifica la cura di sé e degli altri sull’altare della produttività. In un’epoca in cui il mondo del lavoro dovrebbe evolversi verso modelli più flessibili e attenti al benessere della persona, il singolo mette in luce una realtà spesso percepita come marcia e sempre meno meritocratica, dominata da dinamiche tossiche e da una cultura della performance esasperata.
Con un ritornello martellante e un arrangiamento che richiama l’immagine di un esercito in marcia, il brano colpisce fin dal primo ascolto. È un grido collettivo, uno sfogo necessario, un invito a fermarsi e riflettere sulla direzione che stiamo prendendo come individui e come società.
In questa intervista, i CarroBestiame ci raccontano la genesi di “Stakanovista”, il significato più profondo del brano e il bisogno urgente di trasformare la musica in uno strumento di consapevolezza e resistenza.
Come nasce “Stakanovista” e qual è stato il momento in cui avete capito che doveva diventare un singolo?
Stakanovista è stato partorito un po’ alla volta. Federico ha avuto l’intuizione musicale martellante che ha dato vita al testo. Appena abbiamo finito di arrangiare il brano abbiamo capito che aveva il potenziale giusto per essere un bel grido di protesta in stile CarroBestiame.
Il titolo richiama un immaginario molto forte: cosa rappresenta per voi oggi essere “stakanovisti”?
Per noi lo stakanovista al di là del vero e proprio significato, rappresenta lo spaccato della nostra società dove l’ansia da prestazione ci rende inermi e sempre più indifferenti ai valori e alle cose che contano davvero.
Parlate di “doverismi” e alienazione: qual è l’aspetto della società contemporanea che vi preoccupa di più?
Ci preoccupa vedere che l’autenticità e la libertà di inseguire i propri sogni siano sempre più messe da parte per lasciar spazio ad un inesorabile e sterile conformismo. C’è sempre più paura di mostrarsi per ciò che si è davvero rimettendoci in serenità.
Nel testo c’è più rabbia, delusione o voglia di cambiamento?
Di sicuro ha un po’ di tutti gli ingredienti sovra scritti, più di questi però c’è la consapevolezza che questo modo di vivere sia un vicolo chiuso. Non possiamo rincorrere per tutta la vita risultati inarrivabili.
Musicalmente “Stakanovista” segna un’evoluzione rispetto ai vostri lavori precedenti?
Riteniamo che questo brano possa essere il giusto legame tra il lavoro che abbiamo fatto fino ad ora e quello che stiamo presentando. In “Stakanovista” c’è un po’ di tutto quello che siamo: energia, musicalità, morale e se vogliamo un bel pizzico di sana follia.
Quanto è importante per voi mantenere un’identità graffiante e senza compromessi?
La sincera e spietata umanità del progetto e del messaggio che divulghiamo sono sempre state le nostre bandiere. Il progetto si è sempre autoalimentato musicalmente e a livello manageriale anche per scelta. Quello di non scendere a compromessi è ormai diventato una necessità e direi anche un vanto.
Il brano è una denuncia ma anche un invito alla riflessione: quale reazione vi aspettate dal pubblico?
Ci piacerebbe sensibilizzare i nostri ascoltatori al rispetto dei ritmi adeguati ad una vita sana, ad essere inclusivi più che in competizione, nel lavoro e nella quotidianità. L’equilibrio tra la vita privata ed il lavoro è assolutamente uno degli aspetti più importanti dell’imminente futuro.
Cosa significa oggi, per una band indipendente, esporsi con un messaggio così diretto?
Di sicuro utilizzare questo linguaggio, musicale e di scrittura, non invita certo le radio ed i canali social a promuovere gli algoritmi… allo stesso tempo per noi rimane un segnale di deciso e di carattere anticonformista.
Pensate che la musica possa ancora essere uno strumento efficace di critica sociale?
Lo speriamo. La musica come l’arte in generale saranno sempre tra i più potenti mezzi di comunicazione. Ci piace pensare che ci sia sempre una percentuale di persone bisognose di nuova musica al mondo da fare felici!
